SIGNORI SI NASCE…

Negli ultimi anni, il settore calcio a livello dilettantistico ha subito notevoli sviluppi per quello che concerne le tecniche di preparazione e l’età in cui i nostri piccoli atleti categorie Primi Calci possono iniziare a giocare e a partecipare a tutte le varie attività sportive.

Se poco tempo fà era impossibile vedere bambini di cinque/dieci anni giocare in una squadra , oggi vi sono per loro, campionati dedicati, per poter permettere di passare dei fine settimana all’insegna del gioco e del divertimento sia a loro che ai rispettivi genitori.

….Già…ho detto giocare una parola che oggi risulta strana…

I programmi dedicati prevedono un percorso di GIOCO in base all’età degli atleti, che permettono uno sviluppo psico motorio in modo graduale e mirato con allenamenti appropriati  idonei alla crescita e alla coordinazione per evitare stress e ansie da prestazione andando di pari passo con gli anni.

Questo è un programma valido e intelligentemente studiato tenendo presente di un unico grande fattore: IL GIOCO E’ ALLA BASE DI QUALSIASI ATTIVITA’ FISICA; gioco inteso come spensieratezza, voglia di divertirsi e di migliorare le proprie qualità.

Purtroppo, negli ultimi periodi la percentuale di bambini  che abbandonano ogni attività sportiva dopo averla praticata per due/tre anni, è in costante aumento raggiungendo numeri allarmanti.

Una sconfitta che non danneggia solo le società sportive, ma fà del male a tutti quei bambini che rinunciano al contatto con gli altri coetanei chiudendosi in un mondo fatto di social e videogiochi…

Perchè avviene???

Io una mia personalissima idea me la sono creata, o per lo meno è uno dei motivi principali per cui si abbandona lo sport, vorrei condividerla con voi e eventualmente avere delle altre spiegazioni.

I bambini, hanno un unico desiderio quando fanno dello sport: giocare e avere la possibilità di fare nuove amicizie divertendosi.

Quando noi genitori portiamo i nostri figli in una società sportiva per farli provare, dovremmo partire con il presupposto che esse abbiano delle credenziali sulla formazione degli educatori,  sulla serietà dei suoi dirigenti, sulla qualità della struttura e ammettiamolo il più delle volte anche il costo dell’iscrizione fa la sua parte.

Queste a grandi linee sono le motivazioni principali che ci spingono a scegliere una società sportiva alla quale dobbiamo affidare quanto ci è più caro…i nostri figli…

Così almeno dovrebbe essere…

Oggi le condizioni sociali in cui viviamo, prevedono una corsa sfrenata alla perfezione, una vita frenetica nella quale non si può arrivare dietro a nessuno dovendo dimostrare di essere i primi su tutto e su tutti e l’unico modo per farlo è vincere…sempre…

Tutto ciò si ripercuote nelle scuole, nella vita quotidiana e inevitabilmente nelle società sportive ( non tutte per fortune), che partono con presupposti di successo selezionando gruppi di bambini predisposti mentalmente e fisicamente per ottenere i risultati preposti a inizio stagione.

Ora non fraintendetemi, la competizione è, (quando pulita), positiva per lo sviluppo e per la crescita personale del bambino, con la competizione ci si mette in gioco e ci si raffronta con gli altri, ci si sforza di migliorare con la costanza e l’impegno  ottenendo risultati in base alle proprie qualità.

Ciò non toglie che in qualsiasi caso non bisogna mai osannare la propria superiorità calpestando la dignità e le capacità altrui sopratutto nel caso di bambini in fase di crescita.

Questo è un importante insegnamento che gli educatori e le società a cui appartengono i nostri figli dovrebbero divulgare….

Le società vincenti non sono quelle che arrivano prime nei campionati, escludendo i meno dotati e ricercando in giro i bambini più forti prelevandoli da altre squadre promettendo vittorie e provini…..

Le vincenti sono quelle che prendono i bambini educandoli e sostenendoli nel corso degli anni facendoli crescere sportivamente e mentalmente nel rispetto del prossimo cercando di ottenere il massimo in base alle personali possi bilità non precludendo a nessuno il diritto di sognare.

Di questo dovrebbero esserne consapevoli sopratutto coloro che godono della  fiducia e stima di noi genitori: GLI ALLENATORI…

Troppo spesso nei campi dei piccoli si vedono atteggiamenti a dir poco vergognosi di educatori (almeno così si fanno chiamare), che inveiscono su arbitri in modo forsennato urlando verso avversari e i propri atleti ( e parliamo sempre di bambini/ragazzi); atteggiamenti spesso condivisi dai genitori negli spalti che a loro volta contribuiscono a rendere tesa una giornata che dovrebbe essere fatta di gioco e insegnamento come inno al gruppo e all’amicizia…

Queste situazioni cosa ancor più grave, non fanno altro che accreditare nei nostri piccolini l’idea che aggressività e violenza siano una giusta soluzione per ottenere dei risultati…non solo in campo, ma nella vita…

Nelle categorie primi calci e piccoli amici non è contemplato un arbitro, i bambini effettuano l’autoarbitraggio gestendo da soli e in autonomia la partita.

Ho osservato parecchie partite così e devo dire che le squadre si sono comportate sempre in modo ottimale, e nel momento di controversie, i bambini dopo un po di discussione tornavano sempre a giocare come se nulla fosse…

L’adulto in caso di autoarbitraggio deve intervenire solo in caso di evidente scorrettezza mantenendo un atteggiamento consono al ruolo che rappresenta (come qualsiasi arbitro) tenendo conto della giovane età dei giocatori spiegando loro le eventuali irregolarità per far capire quali sono gli errori che non vanno ripetuti in campo.

Per questo concludo dicendo ai genitori di valutare a fondo non tanto la “FAMA” di una determinata società,ma le qualità umane dei suoi responsabili affinchè il bambino possa crescere in un ambiente dove si impara non solo a vincere,ma dove viene insegnato che la vittoria non è essenziale ( spesso le sconfitte insegnano molto di più),

ma il rispetto verso il prossimo…quello si!!!.

SIGNORI NON SI NASCE…….SI DIVENTA….

 

                                                                                              DAL VOCABOLARIO

EDUCATORE:Che educa o istruisce i giovani.

Chi si interessa ai problemi dell’educazione

Chi nell’ambito delle istituzioni specializzate si occupa professionalmente dei problemi psico-pedagogici di                             soggetti disadattati e non.

 

Vedi educazione

 

EDUCAZIONE: Formazione intellettuale e morale sulla base di determinati principi.

Progressiva crescita tipica nell’età giovanile dei rapporti affettivi.

Quella che seguendo l’individuo lungo tutto l’arco della vita ne vuole ne vuole sviluppare la personalità                                    alla luce delle trasformazioni culturali in atto nella società

ALLENATORE (Da allenare): tecnico sportivo che ha come incarico l’allenamento di atleti impegnati in una attivita                                                                        agonistica.

Che dirige gli allenamenti

 

Vedi Mister

 

MISTER: (da Maistre in lingua antica che corrisponde oggi alla parola SIGNORE):

nel linguaggio calcistico appellativo di allenatore

 

Vedi Signore

 

SIGNORE: UOMO CHE MOSTRA EDUCAZIONE, GENTILEZZA NEL TRATTARE, RAFFINATEZZA DI GESTI, ABITUDINI                            E SIMILARI.

 

 

……POI DICONO CHE IL VOCABOLARIO E’ INUTILE…….

 

 

Ciao e alla prossima!!!

 

SIGNORI SI NASCE…

Informazioni: MARTINO2006